Glossario della Medicina Estetica

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Acido Glicolico

appartiene alla famiglia degli alfa-idrossiacidi (AHA), denominati anche “acidi della frutta” perché presenti in molti frutti comuni. L’acido glicolico è comunemente utilizzato a elevate concentrazioni (70%) per effettuare il peeling chimico: riducendo la coesione dei corneociti, stimola la sintesi di collagene e glicosaminoglicani nel derma con un’azione esfoliante e, a basse concentrazioni, idratante

L’acido glicolico è un alfa idrossiacido, derivato dalla fermentazione della canna da zucchero.

E’ un peeling versatile, che nelle sue percentuali più alte (50% e 70%) è assolutamente ad esclusivo uso medico, poiché è un acido che penetra facilmente il derma e solo un professionista esperto e formato sa quando bloccarne l’azione.

Il suo utilizzo è indicato per il trattamento dell’invecchiamento cutaneo e per il controllo della seborrea nell’acne, trattamento che può quindi essere molto utile nel controllo della formazione dei comedoni favorendo l’esfoliazione dei tappi cheratinici responsabili della formazione delle pustole.

Utile anche, in combinazione con altri acidi e altre metodologie, per il trattamento delle ipercromie cutanee.

È una molecola che, in natura, si trova nel tessuto connettivo. Opportunamente trattato o, prodotto sinteticamente, è il principale costituente dei filler

Beta idrossiacido ad azione cheratolitica, ha una funzione esfoliante per rimuovere gli strati cutanei superficiali, con effetto levigante e schiarente. Ha anche la proprietà di ridurre la secrezione sebacea, quindi con indicazione nel trattamento dell’acne

Il peeling, sotto forma di soluzione liquida, viene applicato con un cotton fioc su tutto il viso evitando le aree più delicate (occhi e labbra).

Con l’applicazione dell acido acetilsalicidico la paziente avvertirà un lieve senso di bruciore della durata di pochi minuti (3-4 minuti),tempo utile alla totale evaporazione della componente alcoolica con conseguente inattivazione del peeling.

Tutto il volto sarà ricoperto da una polvere bianca (dovuta al deposito di acido salicidico) che verrà poi rimossa con acqua, successivamente si procederà all’applicazione di una crema lenitiva e di uno schermo solare.

Nei giorni successivi alla paziente verrà consigliato l’utilizzo di una crema lenitiva e di una protezione solare a schermo totale e di non esporsi al sole , la pelle potrà essere arrossata ed a volte potrà comparire una fine desquamazione risolvibile in pochi giorni.

Un ciclo terapeutico prevede dai 3 ai 4 peeling ogni tre settimane. 

Si tratta di tessuto adiposo sano in eccesso. Negli uomini è localizzato prevalentemente a livello dell’addome, mentre nelle donne sui glutei, sui trocanteri e all’interno delle ginocchia. Da non confondere con la cosiddetta Cellulite, in cui il grasso è affetto da patologia

consiste nella somministrazione per via iniettiva intradermica-sottocutanea di sostanze farmacologiche con attività stimolante la rigenerazione del derma. L’ultima frontiera è rappresentata dalla medicina rigenerativa che prevede la stimolazione del derma con l’infiltrazione del plasma arricchito in piastrine del paziente stesso 

è un “trucco terapeutico” che viene insegnato ai pazienti da operatori specializzati e che si avvale di cosmetici particolarmente coprenti, a lunga permanenza sulla pelle, resistenti all’acqua e dotati di filtro solare. Può coprire angiomi, macchie e cicatrici

“Camouflage” termine di derivazione francese dato dalla fusione di due parole: camoufler (camuffare) e maquillage (trucco) sta ad indicare una tecnica di trucco correttivo utilizzata per nascondere diverse tipologie di inestetismi cutanei del volto e di altre sedi corporee.

I prodotti cosmetici per Camouflage sono stati sviluppati da chirurghi plastici durante la seconda Guerra Mondiale per coprire le ustioni presentate dai piloti di caccia. Oggi il campo d’applicazione del camouflage è vasto e si può intervenire per nascondere: segni postumi di interventi di chirurgia plastica, sia ricostruttiva (labbro leporino, angiomi, tumori ecc.), che estetica (rinoplastica, blefaroplastica, lifting del volto, ecc.), lesioni vascolari (angiomi piani, couperose, teleangectasie, ecc.), discromie cutanee (ipo- ed iper-pigmentazioni traumatiche o congenite), lesioni dermatologiche (vitiligine, acne, ecc.), cicatrici e tatuaggi.

Il Camouflage viene insegnato ai pazienti da operatori sanitari e può essere utilizzato sia dalle donne che dagli uomini.

Tale trucco correttivo trova un riscontro positivo immediato a livello emotivo, psicologico e sociale poiché riduce notevolmente il disagio provato dal soggetto colpito.

Gli obiettivi principali del Camouflage sono:

1. mascherare ed annullare (temporaneamente) gli inestetismi

2. creare un effetto naturale sulla cute

3. garantire una lunga tenuta

Nel Camouflage, la teoria dei colori è alla base del mascheramento dell’inestetismo: si opera con colori opposti o complementari per annullare o ridurre l’effetto cromatico che si vuole eliminare.  Se si tratta di una discromia:

• Tendente al rosso (es couperose), il correttore deve essere verde
• Tendente al blu (es. : occhiaie), il correttore sarà arancione
• Tendente al viola (es. : ematomi), il correttore sarà giallo
• Tendente al marrone (es. macchie solari, macchie senili ecc.. ), il correttore sarà color arancio pallido.

Per l’esecuzione del trucco di camouflage occorrono: un primer, una crema colorata da camouflage, un correttore (neutralizzatore), un fondotinta ed una cipria fissante in polvere.

I cosmetici utilizzati devono:

1. avere un elevato potere coprente, con una concentrazione di pigmenti tale da neutralizzare le tonalità anomale.

2. assicurare una permanenza sulla pelle di almeno 12/24 ore

3. essere water resistent

4. contenere filtro solare

Devono, inoltre, essere ipoallergenici e non comedogenici, preferibilmente privi di profumo e conservanti

La tecnica di applicazione deve essere rapida e facilmente riproducibile in modo da poter essere eseguita dal paziente ovunque e tutte le volte che ha necessità

è la somministrazione per via percutanea o sottocutanea di anidride carbonica (CO2) a scopo terapeutico. La sua funzione è vasodilatare e stimolare l’angiogenesi, agendo così sul miglioramento della microcircolazione

è una metodica che sfrutta l’effetto di rottura delle cellule adipose che si sviluppa con l’azione che le onde ultrasonore, applicate attraverso una sonda a livello della superficie cutanea, determinano sulla soluzione liquida precedentemente iniettata nel sottocutaneo delle aree che vogliamo trattare

PEFS o “Cellulite”

La Pannicolopatia Edemato Fibro Sclerotica o cosiddetta cellulite, è una patologia che colpisce il tessuto adiposo sottocutaneo a livello degli arti inferiori, legata a problemi circolatori del microcircolo.

La Pannicolopatia evolve attraverso 4 stadi: dall’edema, con ristagno di liquidi (I stadio) fino alla fibrosi (IV stadio), in cui gruppi di adipociti risultano isolati dalla funzione dell’organo adiposo. 

Si tratta di un esame di valutazione completo della pelle necessario per formulare una prescrizione cosmetologica personalizzata e mirata. Qualsiasi programma di manutenzione o di trattamenti di Medicina Estetica non può prescindere da un approccio di questo tipo. 

Check-up cutaneo (Secondo la metodica Bartoletti-Ramette) 

Prevenire e controllare l’invecchiamento cutaneo, in particolare quello causato dall’esposizione al sole, rappresenta ormai un’esigenza irrinunciabile nella società attuale, che reclama il benessere psico-fisico a qualunque età. Per mantenere negli anni un aspetto piacevole, conservando la pelle nelle migliori condizioni, è indispensabile conoscerla e gestirla correttamente. A tal fine la Società Italiana di Medicina Estetica (S.I.M.E.) si avvale di un dossier dermo-cosmetologico per un check-up cutaneo, secondo un protocollo messo a punto alla fine degli anni ’70 da Bartoletti e Ramette

L’estetica della pelle dipende dalla normalizzazione dei principali parametri fisiologici cutanei. Per raggiungere tale normalizzazione, il check-up cutaneo strumentale rappresenta un ottimo presupposto per approdare ad una valutazione ottimale e ad una corretta scelta dei trattamenti di medicina estetica e indispensabile per una corretta prescrizione cosmetologica.

Il check-up cutaneo è una procedura indispensabile per conoscere il proprio ”biotipo cutaneo” (ad esempio pelle secca, pelle grassa o seborroica,pelle sensibile), per stabilire il grado di invecchiamento della cute in esame e prevenirlo o contrastarlo con quanto la medicina estetica può offrire, per formulare una prescrizione cosmetica idonea a normalizzare eventuali alterazioni evidenziate dall’esame e per valutare successivamente, con misurazioni di controllo stabilite dal medico, l’ efficacia delle cure proposte.

Il check-up cutaneo prevede un’ intervista sulle abitudini cosmetiche e un’esame obiettivo della cute alla luce fredda e alla luce di Wood ,a cui seguiranno le misurazioni dei parametri relativi al sebo cutaneo (sebometria), alla idratazione cutanea (corneometria) e i test cutanei di dermografismo  e di sensibilità (test all’ acido lattico secondo Ramette).

Quando effettuare il check-up  cutaneo? 

Una valutazione dello stato della pelle è utile a qualsiasi età per formulare una prescrizione cosmetologica mirata; lo scopo è prevenire i segni del tempo, in particolare quelli legati alle aggressioni atmosferiche. Sarebbe preferibile effettuarlo in giovane età, dopo la pubertà,  per conoscere il più presto possibile il tipo di pelle, le sue difese  e poter mettere in atto per tempo un programma igienico-preventivo.  Un altro periodo in cui il check-up della pelle può essere molto utile è quello della menopausa, quando la produzione di sebo diminuisce per motivi ormonali (analogo effetto lo produce l’assunzione di associazioni estroprogestiniche): è il momento di rivedere e modificare la prescrizione cosmetica. L’esame va eseguito ogni due anni in giovane età, per passare poi a un controllo annuale con l’approssimarsi della menopausa.

Preparazione al check-up

Nella settimana che precede il Check-up non effettuare la pulizia del viso dall’estetista; non esporsi al sole e/o a lampade abbronzanti

Nei 3 giorni che precedono il Check-up non fare lo shampoo ai capelli

La sera precedente è possibile fare la doccia o il bagno e detergere il viso con prodotti di pulizia comunemente usati. Non è possibile usare creme per la notte sul viso e/o sul corpo.

La mattina del Check-up non fare né doccia ne bagno; non lavare con acqua o comunque non detergere il viso e il corpo; non applicare creme; non truccarsi, è consentito applicare solo rossetto, mascara, deodoranti ed eseguire la pulizia intima.

Da un punto di vista legislativo, la categoria dei cosmeceutici non esiste: esiste il cosmetico ed esiste il farmaco. Il termine cosmeceutico (oppure dermocosmetico) viene impiegato per ragioni di marketing e di comunicazione, per indicare un prodotto cosmetico che possiede una spiccata funzionalità cosmetica nel mantenere in buono stato la cute. Talvolta possono contenere in piccola percentuale sostanze contenute anche nei farmaci come retinolo o caffeina

Un prodotto cosmeceutico è un cosmetico che possiede principi attivi in  grado di penetrare la parte superficiale dell’epidermide, e viene quindi utilizzato nel trattamento dell’invecchiamento cutaneo, risultando inoltre efficace nei casi di xerosi ed ispessimento della pelle.

Tra i più utilizzati principi attivi ci sono:

l’urea, gli alfa e beta idrossidi acidi e il retinolo (che si comportano come cheratoplastici e leviganti )l’acido lipoico, il DMAE e la vitamina C (che sono invece antiossidanti).

Mentre esiste una legge molto severa che sancisce la differenza tra cosmetici e farmaci, il caso dei cosmeceutici non è stato ancora ben definito a livello legislativo. Nonostante questa mancanza di natura puramente burocratica, però, i cosmeceutici restano semplicemente un tipo più efficace di cosmetico, che deve dunque rispettare un certo dosaggio di principi attivi, o diventerebbe un farmaco.

È quindi opportuno che il cliente assuma cosmeceutici secondo le modalità suggerite dal medico, che si affida a sua volta al buon senso e alla correttezza delle case produttrici, confidando che garantiscano l’assoluta sicurezza ed efficacia dei prodotti e non ne compromettano la struttura o le funzioni.

Professionisti laureati in scienze e tecniche cosmetologiche. Loro è richiesta la conoscenza profonda dei prodotti cosmetici.

Affiancano il medico di medicina estetica nella prescrizione cosmetologica adeguata dopo la valutazione cutanea 

I Cosmetologi e le Cosmetologhe sono figure professionali che hanno portato a termine con successo un Corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Cosmetologiche. Sono professionisti che hanno acquisito i fondamentali principi di chimica e di biologia e le conoscenze fondamentali di chimica farmaceutica, di farmacologia, di fisiologia, di biochimica e di tecnica farmaceutica per la corretta e completa interpretazione del settore cosmetologico.

Grazie allo loro profonda e completa conoscenza dei prodotti cosmetici, affiancano il medico di Medicina Estetica nella prescrizione cosmetologica più adeguata al paziente nell’ambito della visita di Medicina Estetica a seguito della valutazione cutanea. 

Il termine cosmesi deriva dalle parole greche kósmos (ordine, ornamento) e kósmesis (l’adornare) e indica, nella sua accezione più ampia, i trattamenti e le tecniche di ordine chimico, biochimico, fisico o chirurgico volte alla cura del corpo, in riferimento ai canoni estetici dell’era in corso.

La cosmetologia, quindi, è una disciplina al servizio dell’uomo tra le più dinamiche e innovative che viene incontro ai bisogni di fasce sempre più ampie di popolazione. La sua mission è quella di aiutare a mantenere e prolungare un aspetto sano, quindi di facilitare il raggiungimento di un maggior benessere psico-fisico.

A questo riguardo è necessario sottolineare il peso che anche la cute sana ha nell’equilibrio di un individuo.

La Medicina Estetica, sin dal suo sorgere in Italia più di 40 anni fa, si è concentrata sull’aspetto preventivo della normalizzazione della cute, tenendosi al passo, anzi precorrendo, l’iter di rinnovamento in cui si è inoltrata la medicina attuale.

Il suo primo compito è occuparsi di prevenzione e quindi indicare al paziente tutta una serie di regole cosmetologiche oltre che di igiene alimentare, fisica, psicologica e comportamentale per il raggiungimento e il mantenimento del benessere psico-fisico.

La Medicina Estetica non può quindi prescindere da una congrua competenza nei confronti della cute sana e del suo controllo. Lo fa avvalendosi di due strumenti di importanza sovrapponibile: la valutazione cutanea e l’uso del cosmetico.

La valutazione cutanea si effettua attraverso un check up. Il passo successivo è quello di formulare un consiglio cosmetologico finalizzato all’igiene della pelle (detersione, idratazione, protezione solare) o alla normalizzazione di eventuali alterazioni dei parametri fisiologici.

Il cosmetico si inserisce, così, all’interno dei prodotti necessari ad un pieno benessere della persona.

Secondo la legge italiana, i cosmetici non hanno e non possono vantare attività terapeutiche, ma in realtà molti prodotti sono dotati anche di attività farmacologica.

Alla luce di questa considerazione e data l’importanza della collaborazione multidisciplinare tra la Medicina Estetica e la cosmetologia, la SIME considera fondamentale l’esistenza di un percorso formativo serio e completo per la preparazione della figura professionale del Cosmetologo. Per questo motivo collabora scientificamente dagli anni 80 con il Corso di laurea triennale in scienze e tecnologie cosmetologiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, istituito in seno alla Facoltà di Medicina e Chirurgia. Questo percorso si pone l’obiettivo di perfezionare la formazione di operatori tecnici esperti, che sappiano interpretare con competenza la multidisciplinarità del settore cosmetologico, diventando figure di riferimento anche per il paziente di Medicina Estetica.

Sostanze che vengono aggiunte ai prodotti cosmetici per schiarire le macchie cutanee o i melasmi. Interferiscono con la produzione di melanina

Per trattare le ipercromie cutanee ed evitare che si ripresentino occorre ridurre la melanina prodotta dai melanociti. Per questo motivo, oltre a schermarsi dai raggi UV ed esfoliare superficialmente la cute, si utilizzano dei cosmetici contenenti sostanze depigmentanti, ossia molecole in grado di inibire il processo di sintesi della melanina all’interno dei melanociti.

Tra le sostanze con attività depigmentante più comunemente utilizzate nei prodotti cosmetici troviamo:

l’Arbutina: un glicoside dell’idrochinone che blocca l’enzima tirosinasi legandosi al sito attivo al posto della DOPA (diidrossifenilalanina). A differenza dell’idrochinone è ben tollerato dalla cute. Viene impiegata in dosaggi che vanno dall’1% al 10%.

Acido Cogico: blocca l’enzima tirosinasi legando (chelando) lo ione rame, indispensabile per il passaggio dell’enzima. Si impiega in dosaggi variabili dall’1% al 3%.

Acido Azelaico: agisce come inibitore competitivo della tirosinasi. La molecola ha una buona tollerabilità cutanea e non è fotosensibilizzante, può essere quindi vantaggiosamente utilizzata in estate.

Vitamina C: la sua azione schiarente è legata principalmente alla degradazione della melanina dovuta al suo forte potere antiossidante. Viene utilizzata in concentrazioni tra il 5% e il 10%.

Oltre alle sostanze di sintesi troviamo anche diversi estratti botanici con proprietà depigmentanti: tra queste ricordiamo il kakyoku (Pyracantha fortuneana) appartenente alla famiglia delle rosacee, che agisce come inibitore della tirosinasi. 

L’acido polifenolico ellagico è stato identificato come sostanza funzionale schiarente in piante molto diverse tra cui liquirizia, fragola, eucalipto e geranio. 

Atto di igiene cosmetologica finalizzato a rimuovere dalla superficie del nostro corpo le sostanze esogene derivanti dalla contaminazione ambientale o endogene dovute a detriti tessutali e secrezione sebacea.

I detergenti possono agire per affinità (detergenti grassi) o per azine tensioattiva. È fondamentale che il detergente rispetti il film idrolipidico

La Detersione è un atto di igiene cosmetologica che si compie quotidianamente, più volte al giorno per rimuovere dalle superfici del nostro corpo (pelle, pseudomucose, mucose, capelli) il cosiddetto “sporco”, composto da sostanze esogene e/o endogene.

Le sostanze esogene derivano dalla contaminazione ambientale mentre le sostanze endogene sono rappresentate dai detriti tessutali e dalle secrezioni sebacee.

Il cossiddetto “sporco” esogeno si deposita su e nel film idrolipidico e, quindi, la detersione deve obbligatoriamente rimuovere anche parte del film idrolipidico, la prima barriera della pelle, necessaria per il mantenimento della protezione, delle proprietà plasto-elastiche e dell’idratazione cutanea.

Una detersione troppo aggressiva rischia di danneggiare il film idrolipidico, esponendo la cute alle irritazioni, alle sostanze esterne e alle sovrinfezioni ed è, quindi, fondamentale che il detergente lo rispetti, rimuovendo allo stesso tempo lo sporco.

La detersione ideale dovrebbe permettere il risparmio del film idrolipidico rimuovendolo dallo strato corneo solo in minima parte.

Esistono due diversi metodi di detersione: i comuni detergenti e la cosiddetta detersione per affinità.

Quest’ultima si effettua rimuovendo con sostanze affini, lipofile, il grasso della cute stessa.

La scelta dei vari prodotti per un’idonea detersione è subordinata sia al tipo di problematica cutanea a cui ci si trova di fronte che all’area anatomica.

Ad oggi sono disponibili prodotti per la detersione:

– del viso (latte detergente, tonico, esfoliante, crema detergente, salviettina struccante, sapone tradizionale ecc)

– del contorno occhi (latte detergente, prodotto specifico, salviettina struccante specifica)

– del cavo orale (dentifricio e collutorio)

– del corpo (bagnoschiuma, docciaschiuma, detergenti oleosi ecc)

– intima (detergente specifico e sapone tradizionale)

– delle mani (sapone tradizionale)

– dei capelli e del cuoio capelluto (shampoo, detergenti oleosi ecc)

Oltre alla suddivisione dei detergenti per aree specifiche, è possibile trovare in commercio detergenti per condizioni cutanee specifiche, quali la pelle del neonato e del bambino, la pelle senescente, la pelle sensibile o predisposta ad allergie, la pelle con alterazioni cutanee.

Affinché l’atto della detersione possa dare il maggior beneficio e per evitare il più possibile effetti negativi, è consigliabile scegliere il prodotto più adatto dietro suggerimento del medico estetico preparato, che conosce a fondo i meccanismi fisiologici che regolano le qualità estetiche della cute, a seguito di un accurato check up cutaneo

È una tecnica riabilitativa che prevede la stimolazione dei singoli muscoli attraverso il passaggio di corrente. Utile in caso di ricostituzione fisica post traumatica o per aumentare i volumi muscolari. Non sostituisce in ogni caso l’attività fisica

Consiste in una mobilizzazione meccanica dei tessuti. Oltre ad avere un’efficace azione drenante, la stimolazione meccanica favorisce la produzione del collagene e dell’elastina favorendo un rimodellamento corporeo

È un gel che viene iniettato nel derma a varie profondità con lo scopo di ridurre le rughe, di colmare i solchi o di ridefinire i volumi e i contorni di un volto

Riveste lo strato corneo superficiale. E’ costituito da una fase lipidica (sebo elaborato dalle ghiandole sebacee) e da una fase acquosa (proviene dal sudore elaborato dalle ghiandole sudoripare e dalla traspirazione);

mantiene l’equilibrio e l’idratazione cutanea, modula la capacità di resistere alle aggressioni ambientali, determina il pH cutaneo

Lo strato corneo superficiale è rivestito da un microscopico film idrolipidico costituito da una fine emulsione acqua in olio ( A/O ). La fase lipidica è costituita dal sebo (alta percentuale di squalene e acidi grassi insaturi), dai lipidi di origine epidermica (colesterolo e suoi esteri), dai lipidi del sudore apocrino. La fase acquosa, ricca di sali, proviene dal sudore e dalla perspiratio insensibilis.

Il film idrolipidico ha una funzione di isolamento e tende a mantenere costante l’idratazione dello strato corneo. Il contenuto in acqua dell’epidermide diminuisce procedendo dagli strati profondi a quelli superficiali (90% nello strato basale, circa 8% nel corneo).

L’idratazione del corneo è subordinata al contenuto idrico e all’umidità dell’ambiente esterno.

Una volta prodotto, il film idrolipidico forma uno strato quasi continuo sulla pelle distribuendosi sulla superfice cutanea scorrendo nei solchi. La distribuzione, tuttavia, non avviene in maniera omogenea per via della differente concentrazione delle ghiandole sudoripare e sebacee.

In questo modo si vengono a determinare zone più provviste di film idrolipidico e zone meno provviste.

Data l’importanza del film idrolipidico nel mantenere l’emollienza cutanea, le zone della cute che risultano meno provviste di tale rivestimento trattengono una minor quantità di acqua aumentando così la tendenza alla desquamazione.

Per il corretto approccio al paziente di Medicina Estetica e l’idonea valutazione della cute è necessaria una perfetta comprensione dell’anatomia e della fisiologia dell’organo cutaneo, con particolare riferimento al bilancio tra i fattori di natura lipidica che garantiscono la corretta strutturazione della barriera cutanea, tra cui il film idrolipidico superficiale.

Durante il check-up di Medicina Estetica, attraverso l’uso di apposite apparecchiature di misura, il medico valuterà anche l’entità della componente grassa del film idrolipidico al fine di stilare la prescrizione cosmetica più adatta alla paziente in questione.

È molto importante porgere attenzione al trattamento del film idrolipidico nella cosmesi quotidiana.

Come descritto prima, infatti, il film idrolipidico è composto dallo “sporco” esogeno che si deposita sulla cute e da sostanze organiche che vengono degradate dai batteri cutanei. Viene, quindi, rimosso dalla cute quotidianamente al momento della detersione.

Tuttavia, il film idrolipidico costituisce uno scudo contro i fattori ambientali e la disidratazione. La sua eccessiva rimozione rischia, pertanto, di privare la cute di un’importante protezione dalle aggressioni esterne.

L’ideale è la rimozione per affinità con sostanze grasse che sciolgano le impurità senza distruggere il film.

Classi in cui sono suddivisi i diversi tipi di pelle secondo vari parametri: dal colore degli occhi e della pelle, alla predisposizione alla comparsa di eritemi e all’attitudine all’abbronzatura.

Il fototipo identifica il tipo di risposta della pelle alle radiazioni solari

Grazie al check up dermocosmetologico secondo Bartoletti e Ramette è possibile individuare il biotipo cutaneo e il fototipo del soggetto in esame, al fine di formulare un programma preventivo, generale e finalizzato al trattamento dell’inestetismo lamentato, che preveda regole di vita e di igiene alimentare, fisica, psicologica, comportamentale e cosmetologica.

Il fototipo è determinato dalla qualità e dalla quantità di melanina presente in condizioni basali nella pelle; indica le reazioni della pelle all’esposizione alla radiazione ultravioletta ed il tipo di abbronzatura che è possibile ottenere.

L’americano Fitzpatrick ed il francese Cesarini hanno costruito due scale analogiche in base alle quali è possibile graduare le caratteristiche costituzionali della reazione che ciascuna pelle manifesta alla fotoesposizione. Oggi sappiamo che la sensibilità cutanea alla luce solare è funzione dell’efficienza complessiva di una notevole serie di fattori di protezione, che vanno dalla capacità di opporsi alla penetrazione delle radiazioni, alla prevenzione e/o neutralizzazione degli effetti lesivi delle stesse, fino alla riparazione dei danni genetici ed epigenetici.

Secondo Fitzpatrick, il fototipo si caratterizza in base alla carnagione della pelle, alla sensibilità al sole, al colore di occhi e capelli, alla quantità di lentiggini, alla frequenza delle scottature a seguito di esposizione solare, al tipo di abbronzatura e al tempo per ottenerla.

Classificazione secondo Fitzpatrick:

Tipo I – colorito molto chiaro, capelli rossi o biondi, occhi chiari, moltissime efelidi, si brucia sempre e non si abbronza mai

Tipo II – colorito chiaro, capelli rossi o biondi, occhi generalmente chiari, molte efelidi, si brucia facilmente e si abbronza con difficoltà (abbronzatura leggermente dorata)

Tipo III – caratteristiche intermedie tra i due precedenti fototipi, presenta alcune efelidi, può scottarsi e si abbronza mediamente 

Tipo IV – pelle olivastra, capelli castani o castano scuro, si scotta molto raramente e si abbronza con facilità

Tipo V – pelle scura, capelli neri, non si scotta, si abbronza molto

Tipo VI – pelle molto scura o nera, abbronzatura intensissima

Solitamente un determinato colore della pelle si accompagna ad un determinato colore di occhi e di capelli, ma ovviamente non sempre è così. Nel caso in cui il colore della pelle e quello di occhi e capelli non rientrassero in un’unica categoria della tabella di Fitzpatrick, il fattore più determinante del fototipo è sicuramente la carnagione della pelle.

Conoscere il proprio fototipo è il punto di partenza per preservare la salute della propria pelle e per comportarsi correttamente durante l’esposizione alla radiazione ultravioletta della luce solare.

È una metodica che sfrutta l’effetto di rottura delle cellule adipose che si sviluppa con l’azione che le onde ultrasonore, applicate attraverso una sonda a livello della superficie cutanea, determinano sulla soluzione liquida precedentemente iniettata nel sottocutaneo delle aree che vogliamo trattare

E’ l’International Nomenclature of Cosmetic Ingredients, una denominazione internazionale utilizzata per indicare in etichetta i diversi ingredienti del prodotto cosmetico. Questo codice contiene alcuni termini in latino, in inglese, sigle e numeri. Profumi e fragranze sono complessivamente indicati come parfum ed aroma. È unico per tutti i paesi della UE, oltre ad avere una grande diffusione internazionale, facilita l’identificazione della composizione dei cosmetici e delle eventuali sostanze alle quali si può essere allergici

International Nomenclature of Cosmetic Ingredients

All’interno dell’area comunitaria gli ingredienti dei prodotti cosmetici riportati in etichetta devono essere citati con la nomenclatura comune prevista dall’inventario internazionale degli ingredienti cosmetici INCI. La denominazione INCI è stata sviluppata in cooperazione fra le autorità e l’industria dell’UE e degli USA. Attualmente viene utilizzata in altri paesi come Russia, Brasile, Canada e Sud Africa. 

Nell’elenco, gli ingredienti preceduti dal termine “ingredients”, sono riportati in ordine decrescente di concentrazione al momento dell’incorporazione nel cosmetico; al di sotto dell’1% gli ingredienti sono elencati in ordine sparso.

La nomenclatura INCI contiene in maggioranza termini chimici in lingua inglese.  I termini in latino sono utilizzati per indicare gli ingredienti presenti nella Farmacopea Ufficiale (trivial name) e i nomi della pianta di origine per i derivati ed estratti vegetali, seguiti dal tipo di derivato e dalla parte della pianta impiegata.

I coloranti sono indicati con il numero di Colour Index CI (es: CI  77891 / Titanium Dioxide)

I composti odoranti e aromatizzanti sono indicati con il termine di “parfam” o ”aroma”

Gli ingredienti contenuti sotto forma di nano materiali sono chiaramente indicati nell’ elenco con la parola “nano” che segue il nome INCI della sostanza.

L’INCI non denota: né l’efficacia, né la funzionalità, né la purezza di un ingrediente cosmetico.

Ha lo scopo prioritario per il consumatore di poter individuare facilmente e preventivamente l’eventuale presenza di un ingrediente a cui può essere allergico, prima del suo impiego, in qualsiasi parte d’Europa e del mondo si trovi.

Nell’ottica di una sempre maggiore tutela del consumatore, oggi due elementi figurano sul contenitore del prodotto; il primo è il cosiddetto PAO (Period After Opening) rappresentato da un numero stampato all’interno del barattolino che indica i mesi di conservazione ottimale del prodotto dopo l’apertura. È obbligatorio per i prodotti di durata inferiore ai 30 mesi. 

Il secondo elemento innovativo dell’etichettatura è rappresentato dall’obbligo di riportare la dicitura può contenere seguita dall’elenco delle 26 sostanze individuate dal SCCP (Scientific Committee on Consumer Products) quali potenziali e più frequenti allergeni, se presenti in concentrazioni superiori all’1%.    

È una metodica impiegata per il trattamento dell’invecchiamento cutaneo che abbina la vaporizzazione degli strati più superficiali della cute e la loro successiva asportazione, con un effetto “lifting” per effetto dell’azione termica sulle fibre collagene del derma. Ha anche un effetto di schiarimento delle macchie cutanee

Noto anche come Drenaggio Linfatico Manuale, è un tipo di massaggio indicato nel trattamento di gonfiori da stasi linfatici alle gambe, al viso e alle braccia

È una procedura che si avvale di una sorgente di Energia luminosa pulsata (Intense Pulsed Light, IPL) che contrariamente al laser non è coerente, non è collimata ed è ad ampio spettro: è proprio quest’ultima caratteristica che ne giustifica il largo impiego.

Le indicazioni al trattamento con IPL sono:

– Fotoepilazione: attraverso il processo di fototermolisi selettiva (assorbimento da parte della melanina del pelo) si determina la distruzione termica del follicolo senza danni ai tessuti circostanti.

– Fotoringiovanimento: i pacchetti della luce pulsata che incontrano la cute stimolano in modo non invasivo i fibroblasti inducendo la produzione di nuove fibre di collagene.

– Macchie cutanee: lo stimolo termico della luce pulsata determina la distruzione della melanina degli strati profondi dell’epidermide.

– Teleangectasie, Couperose, Rosacea, Piccoli angiomi: l’aumento di temperatura del vaso porta a trombizzazione del capillare e successiva chiusura.

– Acne: la luce pulsata blocca il processo di alterata cheratinizzazione della ghiandola sebacea.

– Smagliature: la luce pulsata riduce lo spessore dei margini delle striae distensae. 

Gli effetti collaterali di questa procedura si limitano ad un leggero prurito ed un transitorio eritema nella zona trattata.

Controindicazioni: il trattamento con luce pulsata va evitato se le zone interessate presentano eczemi, escoriazioni, dermatite atopica o infezioni virali (da Herpes).  È comunque preferibile non sottoporre a questa metodica pazienti in trattamento con farmaci fotosensibilizzanti come estroprogestinici ed antibiotici. Sconsigliato l’uso in gravidanza.

le discromie o macchie della pelle sono delle modificazioni del colorito cutaneo e possono essere circoscritte o diffuse. Possono essere scure per eccesso di melanina o chiare per mancanza di melanina. Le macchie più comuni sono le lentigo senili che compaiono generalmente dopo i 40 anni per eccesso di esposizione solare

La colorazione della pelle dipende dalla presenza di cellule chiamate melanociti che hanno nel loro citoplasma un organello, il melanosoma, deputato alla sintesi e all’accumulo di melanina.

I melanociti, che si trovano nello strato basale dell’epidermide, trasferiscono i melanosomi ricchi di pigmento, nelle altre cellule, verso la superfice cutanea. La pigmentazione protegge la cute dall’aggressione dei raggi U.V. del sole e la quantità di melanosomi accumulati determina la colorazione della pelle.

Il movimento dei melanosomi, che contengono la melanina, avviene attraverso un sistema molto sofisticato, governato da proteine che si alterano con l’invecchiamento. I raggi ultravioletti stimolano la melanogenesi ma, nello stesso tempo, interferiscono con la comunicazione intercellulare. Ciò fa sì che i melanosomi invece di muoversi in direzione dei cheratinociti sovrabasali della superfice scendano erroneamente verso le cellule basali che non necessitano di protezione. I cheratinociti sopra basali, rimasti privi di protezione, stimolano i melanociti ad un ulteriore produzione di melanina innescando un loop che porta alla formazione di accumuli di melanina In profondità: le macchie cutanee.

Cosmesi decorativa che utilizza sostanze coloranti insolubili (pigmenti e lacche) che formano un film sulla superficie della pelle, labbra, unghie, ciglia

Il termine inglese “make up” indica una branca della cosmetica, definita “Cosmesi decorativa”, ovvero una tecnica impiegata fin dall’antichità per abbellire la cute, le unghie, le labbra e gli occhi.  Già al tempo degli antichi egizi si utilizzava l’ossido di rame e l’ossido di ferro per colorare le labbra e le guance: tali sostanze sono presenti ancora oggi nei prodotti per il make up. Presso gli indiani d’America si decorava il corpo per indicare l’appartenenza ad una tribù ed il grado di potere di ciascun membro.

Oggi il make up viene impiegato dalle donne per migliorare il proprio aspetto e mimetizzare piccoli difetti. Negli ultimi decenni i prodotti cosmetici per il make up hanno avuto un’ampia evoluzione, con la formulazione di fondotinta, ombretti e rossetti ad elevato potere coprente, resistenti all’acqua e al sudore, di lunga durata, di ottima gradevolezza sulla cute e con molteplici varietà di colori (opachi, lucidi, perlescenti, ecc.).

Per formulare i prodotti da make up vengono utilizzate sostanze coloranti insolubili, pigmenti o lacche, disperse in un eccipiente di natura lipofila (cere, acidi grassi, emulsioni), che hanno lo scopo di creare un film su cute, labbra, ciglia e unghie, al fine di colorarli ed abbellirli. Si definiscono pigmenti, le sostanze colorate che non si solubilizzano nel solvente in cui vengono disperse. In particolare, per i cosmetici da make up vengono impiegati pigmenti inorganici, stabili alla luce ed al calore come ossidi di ferro (giallo, rosso e nero), ossidi di cromo (verde e blue) e biossido di titanio (bianco).

Esistono varie tipologie di make up:

– Make up estetico o beauty: serve semplicemente per abbellire cute, labbra, ciglia e unghie, modificandone il colore.

– Make up correttivo: corregge piccole imperfezioni, tratti somatici del viso e piccoli inestetismi, con la tecnica del chiaro-scuro e del contouring, utilizzando fondotinta di diversa colorazione.

– Make up teatrale o cinematografico: permette di simulare ferite, ematomi, barba, occhiaie, ecc.

– Camouflage: tecnica correttiva impiegata per “camuffare” inestetismi cromatici: occhiaie, discromie, ipocromie, cicatrici, ematomi, couperose, tatuaggi. Vengono impiegati dei “correttori del colore”, ovvero cosmetici con un’alta percentuale di pigmenti per garantire un elevato potere coprente, resistenti all’acqua e in grado di permanere sulla cute per circa 24 ore.

Si occupa dell’equilibrio psico-fisico di chi vive a disagio la propria vita per un inestetismo mal accettato.  È una medicina per la qualità della vita. La “bellezza” equivale al “sentirsi bene”. È soprattutto medicina preventiva e di manutenzione, poi correttiva.  

Pigmentazione cutanea normalmente presente sul volto spesso scatenata da variazioni ormonali (pillola, gravidanza) che si presenta come macchie brune non perfettamente simmetriche che si evidenziano con le prime esposizioni solari

Il melasma è una iperpigmentazione della cute del volto che colpisce frequentemente il sesso femminile.

Le condizioni che predispongono alla comparsa di tale inestetismo sono:

– la gravidanza (cloasma gravidico)

– l’assunzione di estroprogestinici

– la terapia sostitutiva in menopausa

– l’assunzione di alcuni farmaci

– le disfunzioni tiroidee

– lo stress.

Il melasma si accentua con l’esposizione solare e si manifesta sotto forma di ipercromie bruno-marroni spesso confluenti, con contorni irregolari e non sempre simmetriche. Possono essere interessate le regioni zigomatiche, le regioni preauricolari, la fronte, il naso, il mento e il labbro superiore.

Istologicamente il melasma può essere epidermico, con aumento di melanina nello strato basale, o dermico, con la presenza, nello strato papillare del derma, di macrofagi che fagocitano la melanina proveniente dallo strato epidermico.

La diagnosi differenziale tra i due tipi istologici si effettua con la luce di Wood.

La patogenesi del melasma è da ricondursi ad alterazioni funzionali dei melanociti con conseguente aumento della sintesi e del trasferimento della melanina ai cheratinociti dello strato basale o ai macrofagi del derma.

Lo stress favorirebbe il melasma tramite la ipersecrezione di oppioidi endogeni, endorfine ed encefaline, capaci di indurre iperproduzione di melanina per eccitazione di terminazioni nervose in determinate aree cutanee.

Nel trattamento del melasma occorre sospendere l’assunzione di quei farmaci che ne possono favorire la comparsa, limitare l’esposizione al sole, applicare costantemente lo schermo solare e utilizzare creme con attivi depigmentanti e/o con tretinoina.

Il trattamento ambulatoriale si avvale di peeling chimici e laser.

È una metodica che consiste nell’iniezione intradermica di sostanze farmacologiche in prossimità della sede di patologia. I vantaggi sono una maggiore azione locale e l’utilizzo di un ridotto quantitativo di farmaci

Si definisce obeso il soggetto, maschile o femminile, con BMI (rapporto peso altezza al quadrato) superiore a 30. Se il valore BMI si mantiene tra 25 e 30, il soggetto è definito sovrappeso, mentre tra 18,5 e 25 è definito normopeso

È un procedimento chimico, meccanico o fisico, mediante il quale si ottiene l’esfoliazione degli strati più o meno profondi della cute, la cui guarigione porta al rinnovamento dell’intera superficie cutanea trattata e l’infiammazione determina una stimolazione dell’attività delle cellule del derma;

La parola peeling viene dall’inglese to peel sbucciare, pelare. 

Il peeling chimico rappresenta una procedura medica utilizzata per migliorare specifiche condizioni cutanee attraverso la rimozione dello strato corneo superficiale.

L’obiettivo è quello di alterare fisiologicamente l’aspetto della cute attraverso la rigenerazione di nuova epidermide. E’ una tecnica molto efficace, abbastanza facile nella esecuzione, che rimuovendo le cellule epidermiche e favorendone il rinnovamento, può vantare una specifica azione di prevenzione e controllo, terapia e attenuazione di alcune patologie cutanee o di alcuni inestetismi, come le rughe fini e le macchie cutanee. Consente inoltre di preparare la cute a ricevere trattamenti topici di diverso genere che stimolino il metabolismo del derma. 

I peeling si classificano in superficiali, medi e profondi.

Questa classificazione viene fatta in base al livello di penetrazione. I peeling superficiali si fermano all’epidermide, mentre i medi interessano epidermide, derma papillare e reticolare superficiale. I peeling profondi arrivano fino al derma reticolare medio.

Per i peeling superficiali, gli acidi maggiormente utilizzati sono l’acido Tricloroacetico (TCA) al 10-20-30%, gli alfa-idrossiacidi, (ad esempio acido glicolico, lattico, mandelico) e i beta-idrossiacidi (ad esempio acido salicilico). Si esegue applicando sulla pelle una soluzione contenente uno o più agenti chimici (acido glicolico, acido silicilico, acido tricloroacetico – TCA), mediante l’utilizzo di un cotton fioc o con il guanto. La durata del trattamento è variabile (in genere pochi minuti) e dipende sia dalle caratteristiche della cute del paziente, sia dal dal prodotto utilizzato.

Alla fine della procedura viene applicata una crema lenitiva. Dopo il trattamento, il paziente non deve esporsi ai raggi solari e deve applicare la fotoprotezione. Il ciclo di trattamento prevede 3-4 sedute a intervalli di circa 15/20 giorni .

I tempi di recupero post intervento sono in genere molto rapidi nei peeling superficiali e medi e di facile gestione da parte dello stesso paziente con terapie domiciliari consigliate dal medico.

Valore utilizzato per indicare il livello di acidità o di alcalinità della pelle. La nostra pelle ha un pH tendenzialmente acido che varia, almeno nelle sue condizioni fisiologiche, tra 4,5 e 5,5

Il PH cutaneo indica il grado di acidità o alcalinità della pelle e ha la funzione di contrastare la proliferazione di microrganismi patogeni: un pH debolmente acido favorisce l’attività degli enzimi cutanei che garantiscono la sopravvivenza della microflora cutanea protettiva, fondamentale per la difesa dell’organismo.

Il valore di pH nella cute sana deve essere compreso tra 4.2 e 5.6 ed è determinato dalle sostanze presenti nel film idrolipidico tra cui gli acidi grassi che ne determinano l’acidità. Tale valore varia in base alla zona corporea ed è influenzato da diversi fattori che possono essere esogeni ed endogeni.

Tra i fattori endogeni i più importanti sono:

– il film idrolipidico: il pH varia in ciascun individuo a seconda dell’idrolisi dei lipidi cutanei in acidi grassi liberi;

– la sudorazione, e quindi i sali minerali, l’acido lattico, l’urea e l’ammonio disciolti in essa;

– la perdita d’acqua per perspiratio insensibilis;

– la secrezione sebacea.

Quest’ultima varia in base al sesso: l’uomo ha una produzione maggiore di sebo rispetto alla donna, per cui ha un pH più acido. Inoltre, il pH cutaneo nella donna varia in base alla fase del ciclo mestruale.

Il pH varia anche in base all’età anagrafica: la cute del bambino e dell’anziano ha un pH più vicino alla neutralità.

Fattori esogeni:                                                                  

– Clima ambientale

– Inquinamento atmosferico

– Alimentazione

– Applicazione di farmaci topici

– Alcune patologie

– Cosmetici e detergenti utilizzati. Ad esempio, l’utilizzo di saponi a pH neutro, determinando un aumento del pH cutaneo, può favorire lo sviluppo di microrganismi patogeni e quindi di infezioni micotiche e batteriche.

Sostanze chimiche altamente reattive, che se in eccesso, sono responsabili dell’attivazione dei processi degenerativi che colpiscono il DNA cellulare e le membrane cellulari esercitando un importante ruolo nel processo di invecchiamento

È una metodica che sfrutta l’effetto termico generato dal passaggio delle onde elettromagnetiche attraverso il tessuto cutaneo. Determina un rimodellamento del derma profondo e un rassodamento dell’area trattata.

Sono i più visibili segni di invecchiamento cutaneo, legate alla perdita di struttura delle fibre presenti nel derma (collageno ed elastina) e alla riduzione dell’acido ialuronico. Possono essere lineari, superficiali e profonde. Statiche e dinamiche.

Se dal punto di vista clinico la ruga rappresenta il marchio dell’invecchiamento, dal punto di vista istopatologico, invece, essa è una vera e propria lesione che viene prodotta a causa degli effetti sommatori del chronoaging e del photoaging.

Il CHRONOAGING, l’invecchiamento biologico, ossia quello che dipende dal passare del tempo, produce una serie di processi involutivi in tutti i distretti del corpo umano (quindi anche a livello cutaneo), determinando quel complesso evento biologico che è l’invecchiamento e che prosegue fino a determinare la morte del soggetto. Nel corso della vita, dunque, si ha una progressiva riduzione della capacità dei tessuti di rigenerarsi: si riduce la sintesi di DNA, i meccanismi di riparazione del DNA diventano meno efficienti, diminuiscono i fibroblasti, cellule deputate alla sintesi di collagene, di fibre elastiche e di glucosaminoglicani (tra cui l’acido ialuronico).

Tra i fattori ambientali responsabili dell’invecchiamento cutaneo, quello che ha maggior peso è l’esposizione ai raggi solari (UVA e UVB ma anche radiazioni visibili e infrarosse) che produce a livello del derma (lo strato profondo della cute) un autentico sovvertimento istologico che è alla base del photoaging.

I danni da foto-esposizione, accumulandosi, rendono la tramatura della cute, presente sin dalla nascita ma non visibile nel neonato w nel bambino, sempre più evidente.

Altri fattori estrinseci contribuiscono all’invecchiamento cutaneo:

il fumo di tabacco, l’inquinamento, l’alimentazione squilibrata, lo stress, le patologie croniche, gli incongrui trattamenti cosmetici che alterano la funzione barriera della cute, la mimica facciale (specie se molto vivace).

Negli anni, a causa del chronoaging e del photoaging, si accentuano anche le altre linee che caratterizzano la superficie cutanea e quelle del viso in particolare; il tessuto collagene ed elastico, perdendo la loro funzionalità, non sono più in grado di controbilanciare la forza di gravità; il pannicolo adiposo sottocutaneo perde il suo turgore e la massa muscolare si rilassa; la disgregazione della rete elastica fa si che si evidenzino le pieghe da lassità muscolo-cutanea.

Le rughe, quindi, conseguenza di un complesso processo degenerativo, non sono tutte uguali.

Esistono varie classificazioni delle rughe e tra queste quella di Kligman che distingue:

– le rughe lineari, anche dette rughe di espressione perché frutto della mimica facciale (perioculari, perilabiali, trasversali della fronte).

– le rughe glifiche, quelle che derivano dalla marcata accentuazione della tramatura della pelle e danno l’aspetto di “tessuto sgualcito” negli stadi più avanzati della vita (per esempio quelle delle guance).

– le Grinze, dette anche “pieghe da sonno”, che si evidenziano in seguito alla postura notturna e che, nel giovane scompaiono rapidamente mentre, col passare del tempo, tendono a diventare permanenti.

– le Pieghe naso-labiali che non sono rughe perchè sono determinate dall’incontro di masse muscolari a diverso orientamento ma che, quando i tessuti perdono la loro funzionalità, si evidenziano sotto la forza di gravità.

– le Increspature, quelle presenti sulla superficie delle braccia, delle cosce e dei fianchi, dovute alla retrazione della rete elastica e del collagene.

O striae distensae, sono depressioni lineari orientate spesso perpendicolarmente alle linee di tensione cutanee; le cause più frequenti d’insorgenza sono la gravidanza, l’obesità, l’ attività fisica sportiva, terapia medica con corticosteroidi, il calo ponderale eccessivo e repentino.

Il Trucco semipermanente o Tatuaggio consiste nell’introdurre attraverso aghi monouso sterili dei pigmenti certificati CEE nella zona intradermica.

Il Tatuaggio può essere di natura ricostruttiva o prettamente estetica. Il tatuaggio di natura ricostruttiva consiste nella ricostruzione dell’areola mammaria in seguito a intervento o nella copertura di cicatrici esistenti. 

Il tatuaggio estetico consiste nel tatuare un’arcata sopraccigliare o delle labbra asimmetriche o nel migliorare attraverso la rima palpebrale la forma dell’occhio. 

piccolo vaso venoso superficiale dilatato del calibro massimo di 2-3 millimetri. Possono confluire formando arborizzazioni dal rosso al blu

È una neurotossina che determina una chemodenervazione, cioè una denervazione chimica del muscolo; il rilasciamento muscolare porta alla conseguente distensione del distretto cutaneo soprastante con scomparsa delle rughe d’espressione. Poiché queste rughe si formano solo se il muscolo sottostante si contrae, la chemodenervazione assume anche un valore preventivo

Si occupa della diagnosi e della cura dei capelli e del cuoio capelluto. Attraverso un’anamnesi e un inquadramento clinico con il supporto anche degli esami strumentali è possibile accertare patologie come l’alopecia, nelle sue varie forme, o trovare le cause del diradamento e di situazioni più diffuse come il telogen effluvium

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